Terremoto, ti prego adesso basta…

La terra trema ancora e sembra non darci pace, l’angoscia di quel boato che ci impaurisce, la consapevolezza di sentire che c’è qualcosa di molto più grande di noi e questa natura così fragile che ha potere di donarci tanto e di toglierci ancora più.

Questa mia terra, le Marche che amo raccontare proprio attraverso le pagine del mio sito, sono profondamente colpite, ma c’è già voglia di voltare pagina e ricominciare.

Davanti alla terra che trema mi sono fermata anch’io, ma ora voglio ricominciare a lodare le meraviglie della mia Regione. Voglio e devo farlo perché le Marche sono meravigliose e tanta meraviglia non deve essere dimenticata, perché le Marche sono il nostro passato, il nostro presente e rappresentano il nostro futuro che non crolla, nonostante tutto.

sibillini

I Sibillini (Photo Credit @Gianluca Storani)

E a chi non conosce queste terre così da vicino voglio regalare questo racconto che sembra una fiaba, quella di uno dei borghi più belli dei Sibillini, dove la magia e la vita torneranno presto a splendere e a far innamorare chiunque passerà di lì.

Il racconto è stato scritto da Nicola Feliciani che ringrazio di cuore perché con le sue parole riesce a farci rivivere Visso, perché il terremoto può far crollare le case, ma non cancellare i ricordi, quelli più belli che mi auguro molto presto torneremo a vivere proprio su questi monti incantati.

Tutti i venerdì, per 7 anni, partivo alle 6 di mattina con mio padre alla volta di Visso, tutti i venerdì d’estate venivamo a far mercato in questa splendida piazza.
Il fornaio era già sveglio da qualche ora e faceva già avanti e indietro con la sua bicicletta con rimorchietto.
Per tutta la mattinata viaggiava dal laboratorio al Caffè Sibilla dove già alle 7:30 c’era una gran fila di ambulanti e turisti che facevano colazione.
Tutte le mattine alle 9 il titolare dell’ortofrutta dei sibillini carreggiava con il suo ape 50 decine di cassette piene di frutta al negozio, cassette che avrebbero fatto ritorno vuote.
Il salumiere di fronte alla bancarella di mio padre salutava tutti come se fossero fratelli o sorelle, a inizio luglio abbracciava i turisti che tornavano a fare spesa da lui per la stagione estiva e a metà settembre li salutava, un po’ malinconico, rinnovando l’appuntamento all’anno successivo.
Il negozio di sport e caccia della piazza, per tutta la mattinata, si trasformava in una sorta di comizio tra i cacciatori del luogo, il proprietario fungeva da moderatore, e come è solito nel mondo della caccia e pesca si faceva a gara a chi la sparava più grossa.
Girando tra le bancarelle si trovava di tutto, sembrava di essere in quei mercati rionali anni 90, dove i cartelli “tutto a 1 euro” non esistevano, dove le persone andavano per fare spesa “per bene” non “per sfizio”, tutti buoni prodotti.
Ogni banco aveva dietro il suo buon ambulante, ognuno con la sua storia alle spalle e ognuno col suo bel dialetto, sentivi l’ancunetà, quillu de Fuligno, illu de Tulindí, El perugino… È nel parlare da buoni commercianti esaltavano tutta la loro marchigianità che si era riunita lì a Visso, quasi come fosse una riunione di condominio, un convegno sull’essere marchigiani, da farci uno studio degno di Super Quark
I clienti erano quasi tutti turisti, romani per la maggior parte, avevano quella parlata contagiosa che ti si attacca addosso, tanto che dopo essere tornato a casa parlavi romano per un paio di giorni almeno.
Quei monti rappresentavano, rappresentano e rappresenteranno sempre la mia infanzia e adolescenza, ho perso il conto di quante volte ho camminato su quei monti con gli scout, Montemonaco, Montefortino, Vallegrascia, Visso, Ussita, Fiastra, il Vettore, Preci, Sant’Eutizio…
Non abbiamo perso solo una parte di Marche, abbiamo perso una parte del nostro cuore, della nostra vita…
Il Natale è alle porte e con questo post ho intenzione di fare un invito a tutti i miei amici di Facebook, Marchigiani e non, voglio fare un appello a tutta Italia.
A Natale, regalate un Ciauscolo di Visso, del prosciutto di Norcia, una bottiglia di Varnelli, delle lenticchie di Castelluccio.
Dateci una mano a ricostruire una parte del nostro cuore, vi garantisco che, oltre ad aiutare questi paesi, riuscirete a donare qualcosa che sarà condivisibile, qualcosa che va oltre un semplice regalo materiale, qualcosa da gustare insieme per assaporare quei monti che tanto hanno da raccontare, che tanto hanno da trasmettere.

                                                                                                                Racconto tratto da Facebook

Dopo aver letto questo racconto credo ti sarai commosso anche tu come me perché queste parole arrivano proprio dritte al cuore. Qui parliamo di  Visso, ma ti assicuro che ognuno dei borghi incantati dei Monti Azzurri ha una storia appassionante ed emozionante inserita in un quadro da favola, proprio come quello di Visso. E se è vero che quello che non uccide fortifica, dai Monti Sibillini rinascerà un popolo fiero e orgoglioso che con la sua forza riuscirà a superare ogni difficoltà. Rimaniamo vicino a chi abita questi luoghi, con una preghiera, un pensiero, un acquisto solidale di una delle tante delizie che nascono dal profumo di questi borghi e un domani torneremo tutti a godere di questi monti incantati e di queste meraviglie.

terremoto

Ed ora terra ti prego non tremare più, c’è chi ha voglia di rialzarsi,

terra ti prego non tremare più, c’è tanto già da fare per ricostruire

terra ti prego abbi pietà di noi, dei nostri bimbi che iniziano ora a camminare

e dei nostri anziani che hanno tanto da raccontare,

terra ti prego adesso basta, vogliamo ricominciare!

castelluccio norcia la fioritura

L’amore è il solo fiore che possa fiorire senza l’aiuto delle stagioni 

 

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